Seaspiracy – Approfondimenti (Pt. 2)

PARTE 2

In questa seconda parte tratteremo un altro aspetto interessante sull’argomento, ovvero il ruolo dei pesci nei confronti del della chimica degli oceani e sul clima. Data la complessità e la lunghezza, la conclusione la troverete nella terza parte.

(38:53) I pesci non solo hanno una profonta connessione inter-specie, ma parteciperebbero nel mantenimento della chimica degli oceani e dell’atmosfera terrestre. George Monbiot, giornalista del Guardian, dichiara che muovendosi lungo la colonna d’acqua avrebbe gli stessi effetti delle onde, del vento, delle mareggiate e delle correnti marine combinate.

(39:40) Il movimento lungo la colonna d’acqua contribuisce ad abbassare le temperature della superficie marine e dunque il decremento delle specie marine favorirebbe il riscaldamento di queste acque. A supporto di questa tesi, viene riportato il titolo di un articolo della UN environment: “Fish carbon” stabilizes our climate.

FATTI: riguardo la questione del mantenimento della chimica, questa uscita è stata esagerata: secondo le analisi di Kunze del 2019 [1] la biosfera marina, costituita non solo da balene e pesci, ma anche da plancton ed altri animali, benché in grado di generare delle turbolenze, non sono in grado di rimescolare in modo significativo le acque e dunque non sono questo grande contributo come possono esserlo, invece, le onde di gravità.

Tuttavia, questo non significa che non abbiano un certo ruolo: oltre ai fattori abiotici (l’azione dei “non viventi”), tra cui quelli citati da Monbiot, abbiamo anche i fattori biotici che includono non solo i pesci, ma anche la componente planctonica nel meccanismo noto come “pompa biologica” per il sequestro della CO2 atmosferica [2].

Tale meccanismo incrementa il trasporto della CO2 sotto forme organiche fuori dalla zona eufotica (la luce utile alla fotosintesi non raggiunge certe profondità; al di sotto di queste siamo fuori da questa zona) per vie passive, come la precipitazione delle componenti del plancton secrete (organiche ed inorganiche) ed individui deceduti, oppure per vie attive attraverso la migrazione dei pesci e del plancton che poi rilasciano in profondità [2, 3].

La migrazione è una componente fondamentale per la pompa biologica e viene chiamata Diel Vertical Migration (immagine): in pratica, di giorno la componente zooplanctonica e i pesci risiedono in profondità (dove non arriva la luce), ma di notte risalgono per nutrirsi [4]. Dopo di che, il carbonio assimilato da questi scende in profondità prima dell’alba e rilasciato attraverso la respirazione, le espulsioni fecali o la morte dei predatori [3].

Rappresentazione del Diel Vertical Migration (fonte NASA).
Rappresentazione del Diel Vertical Migration (fonte NASA).

Per quanto riguarda i pesci, la CO2 sequestrata viene anche sfruttata per esigenze fisiologiche: nell’articolo di Roberta Kwok [5] si fa menzione del contributo dei pesci nel ciclo del carbonio attraverso la secrezione di carbonato di calcio utile per alcune specie di alghe marine dotate di guscio o esoschelettro calcareo.

I pesci lo producono perché è anche il loro modo di espellere l’eccesso di calcio che assimilano dall’acqua marina. Così facendo arriverebbero a produrre dai 40 ai 110 milioni di tonnellate di carbonato di calcio all’anno, circa dal 3 al 15% del carbonato di calcio totale (stime derivate da modellistica, quindi da prendere con le pinze).

Inoltre, sempre nell’articolo di Kwok, i pesci avrebbero accellerato la produzione di carbonato di calcio in risposta all’incremento di CO2 in atmosfera (che poi giunge in mare). Tuttavia, molte delle stime che tendiamo a trovare sull’argomento si riferiscono a pesci ossei che vivono in acque calde tropicali, mentre per quello che riguarda la produzione e il destino dei carbonati prodotti dai pesci che vivono in altre acque, come quelle temperate, non è stato ancora ben chiarito [6].

In base a tutto questo, i pesci da soli giocano un ruolo così fondamentale in termini biogeochimici? Beh, forse no. Benché la pompa biologica del carbonio sia stata sottovalutata per tutti questi anni [7], i pesci da soli contribuirebbero appena al 16% circa del flusso totale del carbonio dalla superficie alle profondità marine, mettendo assieme vie dirette ed indirette [8]. Non sono comunque briciole, ma il punto è un altro.

Non sarebbero i loro movimenti a promuovere il passaggio dei composti chimici attraverso il rimescolamento delle acque, piuttosto sono le loro attività fisiologiche e biochimiche a compiere questo processo. I cambiamenti della chimica del mare, però, sarebbero principalmente da imputare all’inquinament, e al riscaldamento globale (quest’ultimo incentiva la respirazione delle acque poco profonde, con un aumento del rilascio della CO2) [9].

Quindi, in base a tutto questo, la sovrapesca non avrebbe alcun effetto in questo flusso? Non ho detto ciò, ma dobbiamo capire che il sistema vivente e non, marino e terrestre, non è fatto di linearità ed è dannatamente complesso. Sarebbe necessario anche introdurre il concetto di effetti a breve o lungo termine, i quali però richiedono un maggiore approfondimento dei loro meccanismi. E voi vi sarete già stufati in questo momento, per cui tiriamo dritto.

La revisione di Sumila e Tai [10] parla degli effetti della sovrapesca e spiega anche come la sua fine possa aiutare ad aumentare la resilienza degli oceani ai cambiamenti climatici. Del resto, i pesci giocano un ruolo chiave nelle reti trofiche marine dove sono sia prede che predatori. Un ambiente salubre permette di ospitare una grande varietà di specie ed individui, i quali vanno a costituire una rete trofica più completa (la famosa “catena alimentare”, ma che comprende tutte le specie e le loro interazioni possibili) ed anche la stabilità stessa della pompa biologica citata prima.

Proseguo e conclusioni di questa sezione nella terza parte.

[1] https://www.annualreviews.org/doi/abs/10.1146/annurev-marine-010318-095047

[2] https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/B9780080959757006045

[3] https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0079661114001281

[4] https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fmars.2019.00634/full

[5] https://www.cell.com/current-biology/pdf/S0960-9822(14)01067-7.pdf

[6] https://www.nature.com/news/2009/090115/full/news.2009.30.html

[7] https://aslopubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/lno.11339

[8] https://www.whoi.edu/press-room/news-release/the-oceans-biological-pump-captures-more-carbon-than-expected/

[9] https://aslopubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/lno.11709

[10] https://www.researchgate.net/publication/296476677_The_influence_of_the_biological_pump_on_ocean_chemistry_Implications_for_long-term_trends_in_marine_redox_chemistry_the_global_carbon_cycle_and_marine_animal_ecosystems

[11] https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fmars.2020.00523/full

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