Seaspiracy – Approfondimenti (Pt. 1)

PARTE 1

Questa serie di articoli saranno un approfondimento alla recensione di Seaspiracy che ho portato sul mio Canale YouTube e che include altri aspetti critici del “documentario”, firmato da Ali Tabrizi, che non ho potuto riportare per cercare di essere il più breve possibile (la voce mi stava abbandonando già a metà delle riprese). Comunque, vedremo di riprendere altre affermazioni dette nella inchiesta video, precedute dal minutaggio di riferimento, e ne commenterò l’affidabilità. Anche qua riprenderò le più ecclatanti, altrimenti ci viene fuori un libro. Procediamo.

(36:06) I cambiamenti climatici non sono i responsabili della riduzione nella vitalità della barriera corallina, bensì è la sovrapesca. Tabrizi riporta il titolo della rivista Popular Science, “The hidden fish keeping coral refs alive”, per spiegare come la sovrapesca stia portando alla morte la barriera corallina. Seguirà l’intervento del prof. Chris Langdon, biologo marino presso l’università di Miami, che spiegherà come gli escrementi dei pesci siano una fonte di sostentamento per i coralli. E dunque, con la sovrapesca, andiamo la perdita dei “fornitori” di nutrimenti per i coralli.

FATTI: Popular Science non è una rivista scientifica dove i ricercatori inviano i loro articoli. Si tratta però di una rivista di divulgazione scientifica avente una buona reputazione [1], quindi fin qui ok. Poi, però, a leggerlo si trova tutt’altro argomento.

L’articolo [2] parla di altro, un mistero poco noto al pubblico chiamato “Paradosso di Darwin”: in soldoni, nell’ambiente Tropicale in cui troviamo le barriere coralline non ci sono molti nutrienti. Eppure nei filmati le vediamo sempre così lussureggianti (per gli standard marini) e pieni di vita. Questa faccenda ha tolto il sonno a molti biologi marini ed ecologi, credetemi.

Il ricercatore (postdoc) Simon Fraser, intervistato in questo articolo, probabilmente ha una risposta (o trovato un nuovo tassello per la risposta): dei pesciolini molto piccoli, definiti “cryptobenthic fishes”, che si riproducono molto rapidamente, in gran numero e muoiono giovani. I cuccioli (avannotti) vengono predati dai pesci più grandi, che a loro volta vengono predati da altri fino a che non arriviamo al pesce che poi si pesca in quelle regioni.

Tuttavia, l’unico legame che si può leggere con i coralli, almeno in questo articolo del PopSci, è nel fatto che questi ultimi offrono riparo per gli avannotti in questione: se spariscono i coralli, o se ne riduce la massa fino al punto critico, si riduce anche la popolazione dei “cryptobenthic fishes” e dunque addio a tutto il resto della comunità perché manca di che mangiare. Infine, lo stesso Fraser sottolinea come ci siano ANCHE i cambiamenti climatici, con l’incremento delle temperature delle acque, dietro alla riduzione della vitalità dei coralli che formano la barriera, mettendo dunque a rischio chi vi abita.

In maiuscolo “anche” perché i fattori che stanno portando al collasso questi ambienti sono molteplici e prenderne uno come unico responsabile è una proposta che non porta da nessuna parte quando si deve cercare una soluzione, ma favorisce la narrativa dell’interessato (in questo caso Tabrizi). Dunque la sovrapesca non sta uccidendo la barriera corallina? “Ni”, diciamo che sta contribuendo alla cosa, ma non esclusivamente per via della riduzione del flusso dei nutrienti.

La questione dei nutrienti provenienti dai pesci è piuttosto complessa, ma è innegabile che l’evacuazione dei pesci partecipa al flusso dei nutrienti [3, 4] e dunque che la loro assenza porterebbe a diversi problemi per questo ambiente. Tuttavia, come detto, è complesso, dato che a seconda delle condizioni di partenza l’evacuazione dei pesci può favorire come può anche sfavorire i coralli perché gli stessi nutrienti provenienti dai pesci vengono assimilati anche dalle macroalghe [5].

Abbiamo comunque un problema con la sovrapesca e il bycatch (pesca accidentale), ma per capirlo dobbiamo vedere come interferisce con i coralli: come riassunto sull sito della NOAA [6], la pesca costiera contribuisce al sequestro degli individui giovani che non hanno avuto l’occasione di riprodursi per ripristinare la popolazione, gli strumenti di pesca possono danneggiare i coralli e la pesca indiscriminata ridurre le popolazioni degli erbivori. Quest’ultima merita un approfondimento.

Non tutti sanno che i coralli e le macroalge sessili (che si attaccano al fondale) competono tra di loro:  a differenza di pesci ed altri organismi che nuotano, gli organismi sessili non possono crescere sfruttando le tre dimensioni dello spazio (lunghezza, altezza e larghezza), ma devono per forza ricorrere ad un piano che ha solo due dimensioni (lunghezza e larghezza) e dunque attaccarsi ad una superficie.

Per tale motivo i coralli e le alghe sessili fanno a gara tra di loro per aggiudicarsi lo spazio vitale, ma c’è anche dell’altro: i coralli stringono una relazione simbiotica con delle microalghe, le Zooxantelle, le quali aiutano il corallo nella fissazione dell’azoto (e del carbonio) [7]. Se le macroalghe dovessero crescere troppo (e questo accade quando rimuoviamo gli organismi erbivori), oscurerebbero i coralli e dunque impedirebbero alle zooxantelle di poter lavorare [8]. Infine, in modo indiretto, le macroalghe possono fornire rifugio per organismi patogeni che intaccano la vitalità degli stessi coralli [8].

Pertanto, la sovrapesca e la cattura di specie erbivore, che a noi potrebbe anche non interessare commercialmente, sta portando alla profusione delle macroalghe perché abbiamo la riduzione del numero degli erbivori, oltre al danneggiamento involontario dei coralli con gli strumenti. Assieme a questo fatto, i cambiamenti climatici e l’inquinamento stanno ponendo a rischio i coralli perché da una parte le temperature non giovano al corallo stesso e/o al suo simbionte, dall’altra l’inquinamento può interferire perché le macroalghe si nutrono di diverse sostanze che noi rilasciamo, avvantaggiandole, e questo insieme di cose pone un grosso problema per la barriera corallina [9, 10].

Assieme a tutto questo possiamo avere anche degli effetti secondari della sovrapesca come l’aumento dei predatori dei coralli [11]: strano ma vero, anche i coralli vengono predati da organismi come la stella corona di spine che rompono la parte croccante di calcare per mangiarsi il morbido al suo interno.

Concludendo questa prima parte, è evidente che i fattori che stanno portando alla rovina questi habitat sono molteplici e non possiamo riprendere solo uno per porre rimedio alla situazione. Anche perché, se anche vietassimo del tutto la pesca in quelle regioni, l’incremento delle temperature, l’inquinamento e l’acidificazione degli oceani rimarrebbero comunque dei grossi ostacoli alla loro ripresa. E Tabrizi o non lo sa o preferisce concentrarsi solo sull’aspetto della sovrapesca per scopi non meglio precisati (idealismo vegano?).

Continua nella seconda parte.

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Popular_Science

[2] https://www.popsci.com/invisible-fish-ocean/

[3] https://www.nature.com/articles/ncomms12461

[4] https://www.nationalgeographic.com/science/article/fish-urine-pee-coral-reefs-recycling-nutrients-ecology

[5] https://www.nature.com/articles/srep01493

[6] https://oceanservice.noaa.gov/facts/coral-overfishing.html

[7] https://link.springer.com/article/10.1134/S1063074020050107

[8] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4867736/

[9] https://www.nature.com/articles/ncomms11833

[10] https://link.springer.com/article/10.1007/BF02804903

[11] https://royalsocietypublishing.org/doi/abs/10.1098/rspb.2020.1341

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