Dopo le recenti vicissitudini avvenute a Capitol Hill (Washington D.C.) è più che evidente quali effetti possano avere la disinformazione in un contesto politico e sul comportamento sociale di una comunità. Ma come mai le "fake news", ovvero le notizie false, hanno così tanta presa sulle persone? Non su tutte, certo, ma un bel gruppo lo si raggiunge. Ha qualcosa a che vedere con il livello di istruzione? Purtroppo no, dato che anche qua in Italia persone laureate possono cascare nella trappola della disinformazione.

Per capire le meccaniche mi servirò di Star Trek, in particolare la serie Voyager per parlare del meccanismo su cui si basano i complotti, con protagonista la Borg Sette di Nove (alias Annika Hansen, interpretata da Jeri Ryan). Ma prima è bene spiegare quello che accade in questa serie e sarò il più breve possibile.

1 La Storia

Star Trek: Voyager si colloca in un periodo delicato della serie Star Trek: Deep Space 9, in una fase dove il governo di Cardassia accetta la pace con il governo di Bajor. Quest'ultimo era reduce dall'occupazione dei cardassiani non solo sul pianeta madre, ma anche su diversi pianeti dove troviamo alcune colonie bajoriane. Il trattato di pace prevedeva la concessione di alcuni di questi pianeti al governo cardassiano che ha richiesto la rilocazione di questi coloni (in pratica li voleva sbatterli fuori da casa loro). Molti coloni erano contrari alla cosa e nacque per questo un movimento di resistenza terroristica, i Maquis, i quali avevano prevalentemente i cardassiani nel loro mirino, ma non esitavano ad aprire il fuoco anche sulla Flotta Stellare della Federazione se questi provavano ad intervenire. Del resto, la Federazione fece da intermediario per questi negoziati di pace tra Cardassia e Bajor e dunque venivano visti come i responsabili di questo accordo assurdo, contando poi che la stessa Federazione si fece in parte carico della logistica e dell'attuazione del processo di rilocazione. Insomma, non erano visti tanto meglio dei cardassiani agli occhi dei Maquis, ma nemmeno agli occhi di alcuni membri stessi della Flotta Stellare, di cui alcuni ufficiali, che decisero di disertare per abbracciare la loro causa.

E in questo periodo inizia pertanto l'avventura della USS Voyager nella serie omonima: la nave spaziale capitanata da Kathryn Janeway (Kate Mulgrew) parte all'inseguimento di un gruppo di Maquis al comando di Chakotay (Robert Beltran), un ex-ufficiale della Flotta Stellare che ha abbracciato la causa terroristica. Durante lo scontro si ritrovano catapultati nel Quadrante Delta, nella parte opposta della Galassia, a circa 70.000 anni luce di distanza. Anche viaggiando alla massima velocità di curvatura, 9, avrebbero impiegato 75 anni per poter tornare a casa. Il responsabile fu il Custode, una entità morente in possesso di una strabiliante tecnologia alla ricerca di un individuo compatibile per poter continuare la sua genealogia. I due gruppi dovettero pertanto accordarsi nella tregua e formare un unico equipaggio, avente Chakotay come primo ufficiale sotto il comandi di Janeway. Durante il loro viaggio incontrano diverse volte i Borg e in una di queste riescono a separare dall'alveare Sette di Nove, una terrestre assimilata all'età di sette anni.

2 Sette di Nove

Senza non pochi problemi, Sette di Nove segue un processo di re-umanizzazione, se vogliamo definirlo così, che la portano dall'essere una Borg (Figura 1) ad una quasi donna terrestre (Figura 2).

Figura 1: Sette di Nove prima del suo recupero...
Figura 1: Sette di Nove prima del suo recupero...
Figura 2: ... e sempre Sette di Nove dopo il suo recupero.
Figura 2: ... e sempre Sette di Nove dopo il suo recupero.

Sebbene Sette di Nove sia ormai fuori dall'alveare, molte "abitudini" da Borg sono difficili da abbandonare e non solo per il fatto che lei è praticamente cresciuta da Borg, ma anche perché la sua fisiologia umana non è stata del tutto ripristinata e deve ancora fare uso della sua alcova da Borg (Figura 3) per "ricaricare le batterie". Maniaci dell'efficienza e alla ricerca dell'ordine totale dell'universo per eliminare il caos (attraverso l'assimilazione), i Borg le provano tutte pur di incrementare i loro rendimenti e Sette di Nove continua in questo processo nonostante non faccia più parte dell'alveare.

Figura 3 Sette di Nove durante il processo di rigenerazione nella sua alcova.
Figura 3 Sette di Nove durante il processo di rigenerazione nella sua alcova.

3 La cospirazione della Voyager

Il capitano Janeway le affidò il reparto di astrometria con il compito di trovare la rotta più breve per tornare sulla terra e per questo scopo deve analizzare tutti i dati registrati dalla USS Voyager. Per velocizzare il suo compito, nell'episodio 9 della Sesta Stagione, "Cospirazione sulla Voyager", Sette di Nove installa nella sua alcova un sottosistema di elaborazione corticale nella sua alcova per permetterle di assimilare più informazioni durante la fase di rigenerazione (in pratica mentre dorme). Con questo, nei primi tempi, Sette di Nove riesce ad individuare un problema nella nave prima che potesse causare un grave incidente: un piccolo nido di pulci fotoniche che si trovava nel compartimento dei relè. Sette di Nove aveva ricostruito una catena di eventi che hanno ipotizzato la presenza di questi organismi e l'aveva esposta prima a Tuvok, uno dei vulcaniani e ufficiale tattico della Voyager. Perfino lui trovò questa catena di eventi logica, sebbene speculativa. E' comunque tutto dire da parte di una specie dove i bambini vengono svezzati a pane e logica. Dopo aver convinto il capitano ad aprire il compartimento, si scopre che effettivamente c'era un nido di questi animali e dopo questo risultato il capitano non aveva motivi di togliere il sottosistema dall'alcova di Sette di Nove., curiosa anche di cosa avrebbe potuto offrire. E senza rendersi conto del pericolo che stava per arrivare di conseguenza.

Sette di Nove continua ad usare il sottosistema e dopo un certo punto inizia a comportarsi in modo strano. Dopo l'incontro con alcuni alieni ed una sorta di catapulta spaziale (Figura 4), una possibile scorciatoia per arrivare prima a casa, Sette di Nove scopre che quella stazione emette una radiazione epsilon, la stessa emanata dall'astronave del Custode. Sulla base di questo e di altri dati, Sette di Nove convince il capitano Janeway che potrebbe essere una trappola da parte della stessa specie del Custode. Del resto avevano già avuto a che fare con quella specie già due volte e la seconda aveva quasi distrutto la Voyager. L'idea di ripetere l'esperienza una terza volta spinge a diffidare di questi alieni, benché decida di continuare con loro la collaborazione tenendoli d'occhio e nel mentre Sette di Nove continua a ricavare tutte le informazioni a sostegno di questa sua tesi dagli archivi della Voyager.

Figura 4 La catapulta
Figura 4 La catapulta.

Dopo un altro ciclo di rigenerazione nell'alcova, e dunque dopo aver assimilato un'altra quantità enorme di dati nel sonno, Sette di Nove elabora un'altra sequenza di eventi che la portano a dubitare dell'integrità e del vero motivo per cui siano finiti tutti nel Quadrante Delta. Convocando con discrezione il primo ufficiale Chakotay, a lui racconta che Janeway aveva intenzionalmente portato la Voyager nel Quadrante Delta e che vorrebbe usare la catapulta spaziale per portare altre navi della Federazione e anche cardassiane con l'obiettivo di conquista del quadrante. A sostegno di questa tesi l'incontro il fatto che Janeway distrusse la nave del Custode per evitare di essere scoperti.  Seguirà poi un incontro con il capitano, ma questa volta ad essere sotto accusa è lo stesso Chakotay: lo stesso schema, rivisto in volata, porta ad un'altra conclusione che vede i Maquis i protagonisti, con l'intento di prendere possesso della catapulta per distruggere Cardassia e la Federazione.

Seguiranno altri incontri e, nel frattempo, i rapporti tra Jenaway e Chakotay si fanno più labili, dovuto alla sfiducia che le teorie esposte da Sette di Nove. Entrambi erano sopraffatti non solo dalla narrativa, ma anche dal numero di evidenze che Sette di Nove aveva esposto a supporto delle sue teorie. I due stavano per arrivare ai ferri corti, arrivando infine ad accusarsi a vicenda esponendo ciascuno la teoria esposta da Sette di Nove. Vedendo però come le due fossero in forte contraddizione, capirono che Sette di Nove non si stava comportando in maniera razionale e decisero di risalire alla radice del problema. Il Dottore scoprirà, infatti, che la quantità di informazioni che la Borg stava assimilando con il sottosistema era troppo per il suo cervello e, inevitabilmente, nel tentativo di dare un senso al caos che stava generando ha realizzato questi schemi. Infatti, Sette di Nove cambiava idea ad ogni ciclo di rigenerazione, fino ad arrivare al punto in cui lei ha iniziato a credere che la Voyager fosse finita nel Quadrante Delta per catturare un Borg da sezionare per scoprire possibili debolezze da usare contro la loro specie e dunque credeva che sarebbe finita sotto i ferri una volta raggiunta la terra.

4 La scienza delle cospirazioni

Quanto visto in questo episodio di Star Trek: Voyager lo troviamo benissimo anche nella nostra realtà e non solo nel processo di realizzazione della cospirazione, ma anche nella sua fase di accettazione.

Il cervello rimane tutt'ora il calcolatore più potente in circolazione e, dopo milioni di anni di evoluzione, rimane ancora imbattuto nonostante lo sviluppo di potenti supercomputers che continuano ad occupare moltissimo spazio. Per praticità e potenza di calcolo, ancora per ora il nostro cervello batte il computer. Ma questo non significa che sia una macchina perfetta: data la sua complessità, per contro, può essere soggetta più facilmente a cadere in errore e lo possiamo vedere oggi con quello che sta accadendo, come anche nell'episodio di Star Trek sopra riassunto.

Il nostro cervello è una macchina che deve creare un senso di tutto ciò che percepisce e recepisce, affinché possa semplificare la nostra rappresentazione del mondo per quello che è [1,3]. Questo non è utile solo per poter costruire una propria identità e dunque una coscienza di sé, ma anche per predire eventuali pericoli. Del resto, possediamo quello che viene detto l'istinto di preservazione e il cervello, attraverso modelli costruiti sulle diverse assunzioni derivate dalle informazioni che percepisce in diversi modi, cerca di predire il futuro con l'intento di evitare il potenziale pericolo che potrebbe giungere in futuro [2].

Questo sistema, come detto, non è perfetto e in certi momenti può capitare che prenda delle decisioni infelici al fine di giungere allo scopo prefissato del dare un senso a quello che ha percepito e percepisce. E questo può succede quando riceve troppe informazioni tutte in una volta. Come può accadere per un computer, nel momento in cui cerca di processare un carico eccessivo di informazioni: questo tende a utilizzare ogni risorsa disponibile, arrivando a saturare la capacità non solo della CPU (processore centrale), ma anche la stessa RAM e dunque inizierà a prendere memoria dal disco rigido, con il rischio di rallentare il processo se questo è troppo pieno o troppo datato (se invece di una SSD abbiamo un disco rigido). Ed anche avendo molta memoria, la CPU non è detto che riesca a seguire tutti i processi, con il rischio di surriscaldarsi con il rischio di danneggiarsi. Il cervello può subire la stessa cosa e, quando ciò avviene, subentra la condizione di Sovraccarico di Informazioni [4], qualcosa di simile al concetto di "infodemia" [5], il quale, però, potrebbe essere proprio il risultato della prima.

Quando entriamo in una condizione del genere, il cervello attua una strategia controintuitiva (e per certi aspetti controproducente): inizia a filtrare proattivamente le informazioni [6]. In pratica, come spesso facciamo con il cellulare, tendiamo ad ignorare alcuni elementi al fine di non essere sopraffatti dal numero enorme di stimoli, ad esempio silenziando le notifiche di alcune app. Con lo stesso principio, il cervello inizia a filtrare solo alcune informazioni, ignorando altre perché troppo complesse o forse perché considerate inutili ai fini di un qualche pregiudizio su una determinata questione e finisce con il generare una sequenza di eventi che giustifichi un grande disegno. Questo processo è stato ben rappresentato non solo con Sette di Nove, ma anche con Janeway e Chakotay: loro stessi vennero bombardati di informazioni, una serie di apparenti prove solide che si rivelano poi invece circostanziali. In pratica, è come se voi veniste accusati di una rapina in banca perché quando è avvenuto il fatto siete stati visti nelle immediate vicinanze, mentre magari vi trovavate lì per portare fuori il cane. E sempre con questo bombardamento di informazioni, il cervello smette anche di farsi domande sulle informazioni che riceve, accettandole incondizionatamente [7].

Questo problema non affligge per certo solo le persone che si sono fermate alla licenza media o al diploma di scuola superiore. Come detto, può benissimo colpire anche personale laureato, proprio come visto in questo episodio: Janeway e Chakotay non sono certo gli scemi del villaggio, anche perché l'Accademia della Federazione forma personale altamente qualificato nella multidisciplinarietà per poi passare all'iper-specializzazione. Per dire, Chakotay è specializzato in Antropologia, eppure sa lavorare anche con le componenti meccaniche ed informatiche. Allo stesso modo le persone che escono dall'università, con voti più o meno eccellenti, possono cascare in questo trabocchetto proprio perché l'informazione inizia ad essere eccessiva anche per un cervello apparentemente allenato ad acquisire molte informazioni in relativamente poco tempo.

Questo difetto del cervello è ben noto ad alcune persone che definiremo "complottisti", ma non tutti. Ci sono infatti "complottisti" che subiscono questo fenomeno e iniziano a divulgare quella che secondo loro è la "verità", come abbiamo potuto osservare con Sette di Nove. Quelli che però conoscono il trucco lo sfruttano abbondantemente e forse lo abbiamo osservato nella struttura del testo di un qualche articolo su un blog cospirazionista, molto spesso farcito di fatti, di cui alcuni falsi ed altri circostanziali, a sostegno della loro teoria. Quando una persona legge un articolo del genere, magari farcito anche con rimandi di altri articoli dello stesso o di altri blog, il suo cervello rischia di subire questo sovraccarico. Ed è soprattutto valido se si gioca sulle emozioni: Sette di Nove ha fatto leva sul passato nei Maquis quando ha esposto le sue teorie a Chakotay e, allo stesso modo, ha ricordato a Jenaway che loro avevano a che fare con un gruppo terroristico.

Il gioco sulle emozioni non deve necessariamente riguardare un fatto storico che coinvolge il lettore, ma può anche essere stimolato nei video cospirazionisti attraverso lo studio dei suoni: nel cinema si gioca anche su questo compartimento per suscitare una qualche emozione sullo spettatore, tra cui anche l'ansia e la paura con l'uso non solo di un cambio della velocità della narrativa del film o nella fotografia e ripresa, ma anche di musiche e suoni che fanno inquietare la persona che non sa cosa accadrà da lì a breve.

5 Il fine ultimo della cospirazione

Attraverso questi strumenti il cospirazionista ed anche il politico cercano di ottenere la ragione e dunque il consenso. Il primo per scopi molto variabili, mentre il secondo per i voti che vuole ricevere per raggiungere l'apice del potere. E attraverso l'uso di questi abbiamo visto non solo l'ascesa al potere di personaggi discutibili, ma anche la nascita di veri e propri movimenti paralleli a sostegno di queste teorie. Non solo scie chimiche, no-vax e no-mask, ma anche gli stessi QAnon di cui si parla sempre meno (a mio avviso), un gruppo o setta che racchiude appunto tutto quello di cui abbiamo parlato in questo articolo e che porta avanti un numero alto di teorie cospirazioniste, una più bislacca dell'altra. Ma se questo movimento viene spinto da "buone intenzioni", non si può dire lo stesso di "chi gliele fornisce": QAnon e compagnia bella ha come base appunto l'istinto di preservazione, accentuato soprattutto se tra questi ci sono genitori preoccupati per i loro figli. Peccato però che le loro paure e preoccupazioni vengano indirizzate verso la parte sbagliata proprio da coloro che vogliono avere dei vantaggi dalla situazione. E quando si è in difficoltà si è anche più propensi a cascarci dentro con tutte le scarpe, anche se hai una o due lauree, un dottorato o un premio Nobel: quando si è stufi di una certa situazione viene quasi naturale preferire certi tipi di narrativa rispetto ad altre più oggettive, ma che non giustificano la frustrazione della persona coinvolta. In pratica, è come la questione dell'attuale pandemia: c'è chi si lamenta del fatto che hanno vietato le autopsie e condivide articoli che dicono questa cosa, quando poi altri riportano tutt'altra cosa, ma vengono ignorati perché secondo loro non rappresentano la realtà dei fatto [8].

Purtroppo non è facile non cascarci e un può capitare a tutti. L'unica sarebbe quella di procedere sempre con la mente fredda e con i piedi di piombo ed analizzando tutto il contenuto un articolo (ed ogni elemento riportato singolarmente). Ma, ahimé, per quella che è la nostra natura, non sono condizioni sempre ottenibili per tutti.

[1] The under-appreciated drive for sense-making (Chater&Loewenstein, 2016): https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0167268115002838

[2] How does your brain make sense of 'the bigger picture?': https://www.medicalnewstoday.com/articles/324638#Anticipating-consequences

[3] How brains make sense of the visual world (Conney E.): https://www.sciencedaily.com/releases/2015/07/150701123348.htm

[4] Information overload: https://en.wikipedia.org/wiki/Information_overload

[5] Infodemia secondo la Treccani: https://www.treccani.it/vocabolario/infodemia_%28Neologismi%29/

[6] The Ways Your Brain Manages Overload, and How to Improve Them: https://hbr.org/2017/06/the-ways-your-brain-manages-overload-and-how-to-improve-them

[7] Know Your Limits, Your Brain Can Only Take So Much: https://www.entrepreneur.com/article/230925

[8] https://facta.news/notizia-falsa/2020/05/12/non-e-vero-che-una-circolare-del-ministero-della-salute-vieta-le-autopsie-sui-morti-di-covid-19/