PARTE 4

Siamo alla quarta parte di questi approfondimenti e vedremo di trattare una questione che mi ha incuriosito, ovvero il fatto che la sovrapesca sarebbe una causa scatetante di epidemie per l’uomo.

(1:00:38) Riprendendo la questione delle sovvenzioni all’industria ittica lungo le coste africane, la sovrapesca che ne deriva porta ad una riduzione del pescato e dunque spinge le persone verso entroterra per la caccia, con conseguente incremento dei focolai o esplosioni epidemiche. A supporto di questo, Tabrizi cita l’articolo “Ebola Viral Disease in West Africa: A Threat to Global Healt, Economy and Political Stability.”

FATTI: anche questa faccenda ha una complessità disumana e posso solo dire, per brevità, che molto dipende soprattutto dal contesto socio-economico e sanitario di ciascuna nazione e continente. Sempre per brevità, andiamo a commentare l’articolo [1] citato da Tabrizi.

In questo si ritroverà anche la sovrapesca, ma non come elemento scatenante, piuttosto come uno dei fattori che ha incrementato la sua diffusione per via della caccia entroterra. Uno e non l’unico, dato che altri eventi, tra cui le difficoltà economiche accompagnate dai periodi di forte siccità, hanno messo in ginocchio anche altre attività come quella agricola e dunque costretto non solo i pescatori, ma anche gli agricoltori a ricorrere alla caccia del pipistrello per rivenderne le carni nel mercato.

Parlo di incremento della diffusione e non di responsabile dell’esplosione dell’epidemia perché tale evento è da rivedere, ancora, anche nel più vasto e deteriorante fenomeno dei cambiamenti climatici: la riduzione della pioggia e la progressiva desertificazione ha costretto i pipistrelli della frutta a migrare in regioni più favorevoli per la loro sopravvivenza. Immaginatevi nuvole mastodontiche di piccoli Batman che percorrono lunghissime distanze, raggiungendo aree in prossimità di città o villaggi perché le aree in cui loro trovano cibo si stanno riducendo.

Assieme a questo troviamo una situazione locale già problematica, che comprende un sistema sanitario che potrebbe dare di meglio se solo avessero fondi, infrastrutture idonee ed operatori sanitari, scarsità di acqua potabile per il consumo umano o l’igiene, pratiche di sepoltura e capacità di gestione dei cadaveri in contesti poveri, servizi sanitari portuali deboli ed altri fattori ancora.

Ed ancora attività economico-commerciali che prevedono lavori in mezzo alla foresta con rischio di contrarre una perniciosa zoonosi (Ebola tra le tante). Insomma, il problema sanitario legato alla sovrapesca sarebbe stato un po’ gonfiato: non è da vedere come causa, piuttosto come cofattore della diffusione.

Francamente credo di aver già scritto abbastanza sulla faccenda e sui punti che ho reputato più critici del documentario Seaspiracy. Per altre questioni, alcuni colleghi su YouTube [2, 3, 4] hanno espresso bene altre problematiche e vi invito a darci un’occhiata. Anche perché è arrivato il momento di chiudere l’argomento e lo farò con una riflessione.

Tabrizi, in uno o più punti della sua inchiesta, rimarcherà più volte come alcuni dei disastri che ha riportato non siano imputabili ai cambiamenti climatici (o che non siano la principale causa), ma causati soltanto dalla pesca. Fa furbescamente leva su un problema nella comunicazione di massa che io ed altri colleghi abbiamo notato ed è quello del sacrificare diverse questioni ambientali, come quello della barriera corallina, sull’altare della narrativa dei cambiamenti climatici come unici e soli responsabili [5].

Purtroppo i mass media in generale tendono a semplificare troppo la questione e dunque a puntare il dito contro un unico colpevole. Così facendo diventa più digeribile per il grande pubblico, ma il rovescio della medaglia è quello di ignorare altri problemi che lavorano insieme, se non in sinergia tra di loro e con i cambiamenti climatici stessi. Cosa che rappresenta terreno fertile per persone come Tabrizi presenteranno i problemi ignorati al pubblico, talvolta, con la maschera del complotto.

Ovviamente non è solo un problema dei mass media, ma riguarda anche i ricercatori stessi: spesso possiamo avere un mostro in termini di produttività e di invettiva in un laboratorio che poi, però, si dimostra incapace di spiegare il suo lavoro FUORI dall’università o dall’ente di ricerca. Purtroppo, a meno che non ti sia iscritto a corsi di laurea dedicati, nelle Università non si tengono corsi di comunicazione della scienza e per certo gli esami (incluso quello di laurea) non possono certo bastare per imparare questa, concedetemi il termine, “arte”. Alcuni imparano “per strada”, mentre altri no e non comunicano nulla, se non ai colleghi per lavoro.

Forse, se ci fosse una comunicazione più chiara tra istituzioni di ricerca e mass media, probabilmente oggi non avremmo questo dilagare di cospirazioni e bufale su temi come cambiamenti climatici, vaccini e alimentazione. Chi lo sa.

[1] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5349256/

[2] https://www.youtube.com/watch?v=tbmC3MvUyLs&pp=qAMBugMGCgJpdBAB

[3] https://www.youtube.com/watch?v=_kskUT_HYJk&ab_channel=Marine%27sScienceCaf%C3%A9

[4] https://www.youtube.com/watch?v=tbmC3MvUyLs&ab_channel=Telly%27sMarineTales

[5] https://academic.oup.com/icesjms/article/77/1/40/5673597?login=true

PARTE 3

In questa terza parte continuiamo la discussione sul ruolo dei pesci sul clima e la geochimica (vedi seconda parte), arrivando alla parte che viene detta da Tabrizi al minuto 39:40.

(38:53) I pesci non solo hanno una profonta connessione inter-specie, ma parteciperebbero nel mantenimento della chimica degli oceani e dell’atmosfera terrestre. George Monbiot, giornalista del Guardian, dichiara che muovendosi lungo la colonna d’acqua avrebbe gli stessi effetti delle onde, del vento, delle mareggiate e delle correnti marine combinate.

(39:40) Il movimento lungo la colonna d’acqua contribuisce ad abbassare le temperature della superficie marina e dunque il decremento delle specie marine favorirebbe il riscaldamento di queste acque. A supporto di questa tesi, viene riportato il titolo di un articolo della UN environment: “Fish carbon” stabilizes our climate.

FATTI: tanto per cominciare, Tabrizi riporta solo una porzione del titolo, che completo sarebbe “Business unusual: How “fish carbon” stabilizes our climate” [1]. Nello stesso articolo possiamo trovare un video di 4 minuti circa dove viene descritto il fenomeno del biomixing esaltato da Monbiot prima e da Tabrizi poi.

Nella seconda parte abbiamo visto come gli animali marini partecipano nella fase di sequestro della CO2 nel suo ciclo biogeochimico, mentre ora andremmo a discutere dell’aspetto di risalita dal fondale di alcuni composti, di cui principalmente sono per lo più minerali. Sempre nel video, ed anche secondo Monbiot, il mescolamento attuato dalla biosfera marina permette il rimescolamento delle sostanze in mare, mentre Tabrizi sottolinea la loro importanza per raffreddare le acque superficiali.

Abbiamo già visto che il contributo della biosfera marina al rimescolamento delle acque non sia così significativo [2] e per quanto riguarda le temperature potrebbe benissimo valere lo stesso. Tuttavia, manca un tassello in questo schema e vedremo ora di spiegarlo il più semplicemente possibile.

Non so quanti si ricordano della canzoncina Disney “Questo Il Mondo Fa Girar” (La Spada Nella Roccia, 1963) dove una strofa recitava “Per ogni su c’è sempre un giù.” Ebbene, fino ad ora abbiamo parlato del “giù” (pompa biologica), ma dov’è il “su”? Dovremmo pur avere una qualche risalita dei composti che cadono dalla zona eufotica, oppure no? Certo che ce l’abbiamo ed è illustrato nell’immagine seguente:

Schematica del fenomeno dell'upwelling in zona costiera (Fonte NOAA)
Schematica del fenomeno dell'upwelling in zona costiera (Fonte NOAA)

Questo fenomeno è chiamato Upwelling e consiste nella risalita delle acque fredde di profondità verso la superficie. Tali acque sono molto più ricche di nutrienti rispetto alle acque calde superficiali e con la loro risalita abbiamo la felicità del fitoplancton che così riesce ad acquisire minerali preziosi per la sintesi delle proteine deputate alla fotosintesi e di altre strutture chiave per la sua operatività. Ed ovviamente per la felicità del resto della rete trofica.

L’immagine descrive soprattutto quello che accade nell’Upwelling nelle zone costiere, responsabili per l’alta produttività dell’area e punti di interesse per la pesca costiera [3]. Ed è il motivo per il quale in quelle aree tale attività è molto presente, come ad esempio nelle coste del Perù. Tuttavia, possiamo avere il fenomeno dell’Upwelling anche in pieno oceano e senza l’azione del fondale:

Schema dell'upwelling all'Equatore (Fonte Seos Project).
Schema dell'upwelling all'Equatore (Fonte Seos Project).

Questo è quello che avviene all’Equatore e per questo viene denominato Equatorial Upwelling. In pratica, per effetto della rotazione terrestre e dei venti, le acque tendono a spostarsi verso Nord o Sud dell’equatore e questo provoca la risalita delle acque al centro [4]. Possiamo poi avere la formazione di vortici oceanici che possono promuovere la risalita delle acque di profondità, oppure la loro discesa (downwelling) [5].

Sono queste le forze principali che promuovono la risalita di una parte dei nutrienti dalle profondità dei mari, contrariamente quanto sostenuto da Tabrizi agli inizi (per lui erano le evacuazioni di balene e delfini a nutrire il fitoplancton; in realtà il loro contributo è minimo, ma il fitoplancton non si lamenta). Ma solo di una parte, perché il resto, quello che giunge sul fondale, rimarrà lì per molto, fino a quando il fondale non sprofonderà nel magma sotto la crosta terrestre. Tali elementi, inclusi il carbonio, torneranno solo più avanti in superficie attraverso le eruzioni vulcaniche.

In conclusione, sì, eliminare la sovrapesca aiuterà la situazione, ma solo questo non la risolverà. I pesci partecipano al flusso dei composti chimici in mare, ma non rappresentano questa componente chiave in termini biogeochimici e in termini di rimescolamento dei composti, come nemmeno in termini termici. Piuttosto, la loro presenza in termini ecologici, con la loro biomassa e biodiversità, permette la stabilità della pompa biologica completa e il suo operato, nonché il mantenimento della buona salute delle componenti vegetali costiere. I cambiamenti climatici e l’inquinamento rappresentano, però, un elemento che dovremmo ugualmente mitigare per consentire la loro ripresa. E Monbiot e Tabrizi hanno esagerato parecchio.

Continua nella quarta e ultima parte.

[1] https://www.unep.org/news-and-stories/story/business-unusual-how-fish-carbon-stabilizes-our-climate

[2] https://www.annualreviews.org/doi/abs/10.1146/annurev-marine-010318-095047

[3] https://agupubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1029/2018JC014187

[4] https://seos-project.eu/oceancurrents/oceancurrents-c04-s01-p01.html

[5] http://oceanmotion.org/html/background/wind-driven-surface.htm

PARTE 2

In questa seconda parte tratteremo un altro aspetto interessante sull’argomento, ovvero il ruolo dei pesci nei confronti del della chimica degli oceani e sul clima. Data la complessità e la lunghezza, la conclusione la troverete nella terza parte.

(38:53) I pesci non solo hanno una profonta connessione inter-specie, ma parteciperebbero nel mantenimento della chimica degli oceani e dell’atmosfera terrestre. George Monbiot, giornalista del Guardian, dichiara che muovendosi lungo la colonna d’acqua avrebbe gli stessi effetti delle onde, del vento, delle mareggiate e delle correnti marine combinate.

(39:40) Il movimento lungo la colonna d’acqua contribuisce ad abbassare le temperature della superficie marine e dunque il decremento delle specie marine favorirebbe il riscaldamento di queste acque. A supporto di questa tesi, viene riportato il titolo di un articolo della UN environment: “Fish carbon” stabilizes our climate.

FATTI: riguardo la questione del mantenimento della chimica, questa uscita è stata esagerata: secondo le analisi di Kunze del 2019 [1] la biosfera marina, costituita non solo da balene e pesci, ma anche da plancton ed altri animali, benché in grado di generare delle turbolenze, non sono in grado di rimescolare in modo significativo le acque e dunque non sono questo grande contributo come possono esserlo, invece, le onde di gravità.

Tuttavia, questo non significa che non abbiano un certo ruolo: oltre ai fattori abiotici (l’azione dei “non viventi”), tra cui quelli citati da Monbiot, abbiamo anche i fattori biotici che includono non solo i pesci, ma anche la componente planctonica nel meccanismo noto come “pompa biologica” per il sequestro della CO2 atmosferica [2].

Tale meccanismo incrementa il trasporto della CO2 sotto forme organiche fuori dalla zona eufotica (la luce utile alla fotosintesi non raggiunge certe profondità; al di sotto di queste siamo fuori da questa zona) per vie passive, come la precipitazione delle componenti del plancton secrete (organiche ed inorganiche) ed individui deceduti, oppure per vie attive attraverso la migrazione dei pesci e del plancton che poi rilasciano in profondità [2, 3].

La migrazione è una componente fondamentale per la pompa biologica e viene chiamata Diel Vertical Migration (immagine): in pratica, di giorno la componente zooplanctonica e i pesci risiedono in profondità (dove non arriva la luce), ma di notte risalgono per nutrirsi [4]. Dopo di che, il carbonio assimilato da questi scende in profondità prima dell’alba e rilasciato attraverso la respirazione, le espulsioni fecali o la morte dei predatori [3].

Rappresentazione del Diel Vertical Migration (fonte NASA).
Rappresentazione del Diel Vertical Migration (fonte NASA).

Per quanto riguarda i pesci, la CO2 sequestrata viene anche sfruttata per esigenze fisiologiche: nell’articolo di Roberta Kwok [5] si fa menzione del contributo dei pesci nel ciclo del carbonio attraverso la secrezione di carbonato di calcio utile per alcune specie di alghe marine dotate di guscio o esoschelettro calcareo.

I pesci lo producono perché è anche il loro modo di espellere l’eccesso di calcio che assimilano dall’acqua marina. Così facendo arriverebbero a produrre dai 40 ai 110 milioni di tonnellate di carbonato di calcio all’anno, circa dal 3 al 15% del carbonato di calcio totale (stime derivate da modellistica, quindi da prendere con le pinze).

Inoltre, sempre nell’articolo di Kwok, i pesci avrebbero accellerato la produzione di carbonato di calcio in risposta all’incremento di CO2 in atmosfera (che poi giunge in mare). Tuttavia, molte delle stime che tendiamo a trovare sull’argomento si riferiscono a pesci ossei che vivono in acque calde tropicali, mentre per quello che riguarda la produzione e il destino dei carbonati prodotti dai pesci che vivono in altre acque, come quelle temperate, non è stato ancora ben chiarito [6].

In base a tutto questo, i pesci da soli giocano un ruolo così fondamentale in termini biogeochimici? Beh, forse no. Benché la pompa biologica del carbonio sia stata sottovalutata per tutti questi anni [7], i pesci da soli contribuirebbero appena al 16% circa del flusso totale del carbonio dalla superficie alle profondità marine, mettendo assieme vie dirette ed indirette [8]. Non sono comunque briciole, ma il punto è un altro.

Non sarebbero i loro movimenti a promuovere il passaggio dei composti chimici attraverso il rimescolamento delle acque, piuttosto sono le loro attività fisiologiche e biochimiche a compiere questo processo. I cambiamenti della chimica del mare, però, sarebbero principalmente da imputare all’inquinament, e al riscaldamento globale (quest’ultimo incentiva la respirazione delle acque poco profonde, con un aumento del rilascio della CO2) [9].

Quindi, in base a tutto questo, la sovrapesca non avrebbe alcun effetto in questo flusso? Non ho detto ciò, ma dobbiamo capire che il sistema vivente e non, marino e terrestre, non è fatto di linearità ed è dannatamente complesso. Sarebbe necessario anche introdurre il concetto di effetti a breve o lungo termine, i quali però richiedono un maggiore approfondimento dei loro meccanismi. E voi vi sarete già stufati in questo momento, per cui tiriamo dritto.

La revisione di Sumila e Tai [10] parla degli effetti della sovrapesca e spiega anche come la sua fine possa aiutare ad aumentare la resilienza degli oceani ai cambiamenti climatici. Del resto, i pesci giocano un ruolo chiave nelle reti trofiche marine dove sono sia prede che predatori. Un ambiente salubre permette di ospitare una grande varietà di specie ed individui, i quali vanno a costituire una rete trofica più completa (la famosa “catena alimentare”, ma che comprende tutte le specie e le loro interazioni possibili) ed anche la stabilità stessa della pompa biologica citata prima.

Proseguo e conclusioni di questa sezione nella terza parte.

[1] https://www.annualreviews.org/doi/abs/10.1146/annurev-marine-010318-095047

[2] https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/B9780080959757006045

[3] https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0079661114001281

[4] https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fmars.2019.00634/full

[5] https://www.cell.com/current-biology/pdf/S0960-9822(14)01067-7.pdf

[6] https://www.nature.com/news/2009/090115/full/news.2009.30.html

[7] https://aslopubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/lno.11339

[8] https://www.whoi.edu/press-room/news-release/the-oceans-biological-pump-captures-more-carbon-than-expected/

[9] https://aslopubs.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/lno.11709

[10] https://www.researchgate.net/publication/296476677_The_influence_of_the_biological_pump_on_ocean_chemistry_Implications_for_long-term_trends_in_marine_redox_chemistry_the_global_carbon_cycle_and_marine_animal_ecosystems

[11] https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fmars.2020.00523/full

PARTE 1

Questa serie di articoli saranno un approfondimento alla recensione di Seaspiracy che ho portato sul mio Canale YouTube e che include altri aspetti critici del “documentario”, firmato da Ali Tabrizi, che non ho potuto riportare per cercare di essere il più breve possibile (la voce mi stava abbandonando già a metà delle riprese). Comunque, vedremo di riprendere altre affermazioni dette nella inchiesta video, precedute dal minutaggio di riferimento, e ne commenterò l’affidabilità. Anche qua riprenderò le più ecclatanti, altrimenti ci viene fuori un libro. Procediamo.

(36:06) I cambiamenti climatici non sono i responsabili della riduzione nella vitalità della barriera corallina, bensì è la sovrapesca. Tabrizi riporta il titolo della rivista Popular Science, “The hidden fish keeping coral refs alive”, per spiegare come la sovrapesca stia portando alla morte la barriera corallina. Seguirà l’intervento del prof. Chris Langdon, biologo marino presso l’università di Miami, che spiegherà come gli escrementi dei pesci siano una fonte di sostentamento per i coralli. E dunque, con la sovrapesca, andiamo la perdita dei “fornitori” di nutrimenti per i coralli.

FATTI: Popular Science non è una rivista scientifica dove i ricercatori inviano i loro articoli. Si tratta però di una rivista di divulgazione scientifica avente una buona reputazione [1], quindi fin qui ok. Poi, però, a leggerlo si trova tutt’altro argomento.

L’articolo [2] parla di altro, un mistero poco noto al pubblico chiamato “Paradosso di Darwin”: in soldoni, nell’ambiente Tropicale in cui troviamo le barriere coralline non ci sono molti nutrienti. Eppure nei filmati le vediamo sempre così lussureggianti (per gli standard marini) e pieni di vita. Questa faccenda ha tolto il sonno a molti biologi marini ed ecologi, credetemi.

Il ricercatore (postdoc) Simon Fraser, intervistato in questo articolo, probabilmente ha una risposta (o trovato un nuovo tassello per la risposta): dei pesciolini molto piccoli, definiti “cryptobenthic fishes”, che si riproducono molto rapidamente, in gran numero e muoiono giovani. I cuccioli (avannotti) vengono predati dai pesci più grandi, che a loro volta vengono predati da altri fino a che non arriviamo al pesce che poi si pesca in quelle regioni.

Tuttavia, l’unico legame che si può leggere con i coralli, almeno in questo articolo del PopSci, è nel fatto che questi ultimi offrono riparo per gli avannotti in questione: se spariscono i coralli, o se ne riduce la massa fino al punto critico, si riduce anche la popolazione dei “cryptobenthic fishes” e dunque addio a tutto il resto della comunità perché manca di che mangiare. Infine, lo stesso Fraser sottolinea come ci siano ANCHE i cambiamenti climatici, con l’incremento delle temperature delle acque, dietro alla riduzione della vitalità dei coralli che formano la barriera, mettendo dunque a rischio chi vi abita.

In maiuscolo “anche” perché i fattori che stanno portando al collasso questi ambienti sono molteplici e prenderne uno come unico responsabile è una proposta che non porta da nessuna parte quando si deve cercare una soluzione, ma favorisce la narrativa dell’interessato (in questo caso Tabrizi). Dunque la sovrapesca non sta uccidendo la barriera corallina? “Ni”, diciamo che sta contribuendo alla cosa, ma non esclusivamente per via della riduzione del flusso dei nutrienti.

La questione dei nutrienti provenienti dai pesci è piuttosto complessa, ma è innegabile che l’evacuazione dei pesci partecipa al flusso dei nutrienti [3, 4] e dunque che la loro assenza porterebbe a diversi problemi per questo ambiente. Tuttavia, come detto, è complesso, dato che a seconda delle condizioni di partenza l’evacuazione dei pesci può favorire come può anche sfavorire i coralli perché gli stessi nutrienti provenienti dai pesci vengono assimilati anche dalle macroalghe [5].

Abbiamo comunque un problema con la sovrapesca e il bycatch (pesca accidentale), ma per capirlo dobbiamo vedere come interferisce con i coralli: come riassunto sull sito della NOAA [6], la pesca costiera contribuisce al sequestro degli individui giovani che non hanno avuto l’occasione di riprodursi per ripristinare la popolazione, gli strumenti di pesca possono danneggiare i coralli e la pesca indiscriminata ridurre le popolazioni degli erbivori. Quest’ultima merita un approfondimento.

Non tutti sanno che i coralli e le macroalge sessili (che si attaccano al fondale) competono tra di loro:  a differenza di pesci ed altri organismi che nuotano, gli organismi sessili non possono crescere sfruttando le tre dimensioni dello spazio (lunghezza, altezza e larghezza), ma devono per forza ricorrere ad un piano che ha solo due dimensioni (lunghezza e larghezza) e dunque attaccarsi ad una superficie.

Per tale motivo i coralli e le alghe sessili fanno a gara tra di loro per aggiudicarsi lo spazio vitale, ma c’è anche dell’altro: i coralli stringono una relazione simbiotica con delle microalghe, le Zooxantelle, le quali aiutano il corallo nella fissazione dell’azoto (e del carbonio) [7]. Se le macroalghe dovessero crescere troppo (e questo accade quando rimuoviamo gli organismi erbivori), oscurerebbero i coralli e dunque impedirebbero alle zooxantelle di poter lavorare [8]. Infine, in modo indiretto, le macroalghe possono fornire rifugio per organismi patogeni che intaccano la vitalità degli stessi coralli [8].

Pertanto, la sovrapesca e la cattura di specie erbivore, che a noi potrebbe anche non interessare commercialmente, sta portando alla profusione delle macroalghe perché abbiamo la riduzione del numero degli erbivori, oltre al danneggiamento involontario dei coralli con gli strumenti. Assieme a questo fatto, i cambiamenti climatici e l’inquinamento stanno ponendo a rischio i coralli perché da una parte le temperature non giovano al corallo stesso e/o al suo simbionte, dall’altra l’inquinamento può interferire perché le macroalghe si nutrono di diverse sostanze che noi rilasciamo, avvantaggiandole, e questo insieme di cose pone un grosso problema per la barriera corallina [9, 10].

Assieme a tutto questo possiamo avere anche degli effetti secondari della sovrapesca come l’aumento dei predatori dei coralli [11]: strano ma vero, anche i coralli vengono predati da organismi come la stella corona di spine che rompono la parte croccante di calcare per mangiarsi il morbido al suo interno.

Concludendo questa prima parte, è evidente che i fattori che stanno portando alla rovina questi habitat sono molteplici e non possiamo riprendere solo uno per porre rimedio alla situazione. Anche perché, se anche vietassimo del tutto la pesca in quelle regioni, l’incremento delle temperature, l’inquinamento e l’acidificazione degli oceani rimarrebbero comunque dei grossi ostacoli alla loro ripresa. E Tabrizi o non lo sa o preferisce concentrarsi solo sull’aspetto della sovrapesca per scopi non meglio precisati (idealismo vegano?).

Continua nella seconda parte.

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Popular_Science

[2] https://www.popsci.com/invisible-fish-ocean/

[3] https://www.nature.com/articles/ncomms12461

[4] https://www.nationalgeographic.com/science/article/fish-urine-pee-coral-reefs-recycling-nutrients-ecology

[5] https://www.nature.com/articles/srep01493

[6] https://oceanservice.noaa.gov/facts/coral-overfishing.html

[7] https://link.springer.com/article/10.1134/S1063074020050107

[8] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4867736/

[9] https://www.nature.com/articles/ncomms11833

[10] https://link.springer.com/article/10.1007/BF02804903

[11] https://royalsocietypublishing.org/doi/abs/10.1098/rspb.2020.1341

Ormai gira da diversi giorni il video della studentessa di medicina rimproverata al limite della mortificazione da parte del docente e con tanto di intervento della madre. La versione che troviamo ora nei diversi quotidiani online ha censurato il volto della ragazza, anche se diverso tempo dopo la pubblicazione dell'articolo e, in ogni caso, è possibile rimediare la versione originale dai diversi social. Troverete il video nell'articolo del TPI (versione censurata in seguito, troppo tardi a mio avviso).

Quel filmato ha così tante cose sbagliate che sarebbe impensabile mettersi a riordinare il tutto per costruire una discussione decente sull'accaduto. Mi limito a sottolineare, come riportato dal Leggo, che abbiamo a che fare con un illecito. Intendo la registrazione e diffusione online senza consenso di una sessione di esame, roba che alla mia Università mi avrebbero già cacciato con demerito e anche a ragione. O forse no, per certo non l'avrei passata liscia facilmente. Ad ogni modo, nelle ultime ore pare che i due abbiano appianato le divergenze, almeno stando al CasertaNews.

Quello su cui vorrei concentrarmi è la risposta che ha avuto il pubblico a questo video. Ci sono state le solite divisioni, a riprova che sono tanto care al nostro paese visto che i cittadini si ritrovano sotto nuove bandiere che potremmo chiamare #TeamProf e #TeamStudentessa. Cercando su Twitter troverete solo il primo e non riguarda ancora questa faccenda (per fortuna). Davvero, vi faccio i miei complimenti per come riuscite a perdervi in un bicchier d'acqua e poi domandarvi perché il paese va a rotoli. Ah, già, ci sono i complotti internazionali guidati da entità extraterrestri al servizio dell'unicorno rosa invisibile.

Nel mezzo di questi due possiamo trovare una zona grigia dove i personaggi rimarcano la bestialità espressa all'esame e che ha scatenato le ire degne del Quinto cerchio dell'Inferno dantesco da parte del professore. Peccato che ci manchi il pezzo prima, dalla domanda alla risposta effettiva della studentessa che avrebbe potuto aiutarci a contestualizzare meglio la vicenda, dandogli un peso differente. Ma no, al pubblico basta la scenata, quello spettacolo e quelle parole che fanno viaggiare la mente verso le parti più recondite ed oscure del nostro cervello, nel lato peggiore, fino ad arrivare al comando "Pure io la so questa cosa." Subito affianco al comando  "Questo lo avrei potuto dire/fare anche io."

In Venezuela (o Perù, a volte mi confondo) c'è un detto che tradotto viene così: "Salomone seduto, asino in piedi." Questa frase racchiude e descrive la classica scena di una interrogazione dove l'interpellato non sa dare una risposta corretta (o non la sa dare proprio), mentre chi sta comodamente seduto al banco (o in questo caso a casa) si sente Pico De Paperis e trova facile la risposta da dare. E questo descrive effettivamente quello che sta avvenendo sui social o sotto ai commenti dei vari articoli sui diversi giornali. E non mi stupirei di veder pubblicati nei prossimi giorni dei meme utilizzando questo fatto, magari per prendere in giro la studentessa ed usando per giunta la sua immagine non censurata. In quel caso complimenti, da questo momento siete ufficialmente dei cyber-bulli e potreste essere perseguibili a norma di legge. Ricordate: internet non è il Far West.

Certo, potrei essere d'accordo sul fatto che abbia detto una sciocchezza che le sarà costata l'esame. Quello che però ignorano i vari "Salomoni" che si credono "sìmpa", in particolare quelli che non hanno proseguito gli studi nelle Università, è che essere studenti non è affatto facile, in particolare se sei studente in una delle diverse diramazioni delle Scienze della Vita (quel calderone che racchiude Biologia, Medicina, Naturalistiche etc., non quella sorta di università fantoccia in cui si iscrivono quelli che hanno appena la terza media e fanno i navigati in ogni campo dello scibile umano). Questo perché può capitare di riaffrontare lo stesso argomento in corsi diversi, ma con ottiche diverse. E dunque rimettere in discussione ogni santa volta quello che hai studiato prima. Cosa che sarà alla base del processo scientifico, ma che viene applicato poco e nulla durante un esame, dove giustamente ti spinge più facilmente ad andare nel pallone.

E l'idea di venir bocciati per poi dover nuovamente studiare gli stessi argomenti per la stessa materia da ridare due/tre mesi dopo non aiuta certo alla stabilità mentale dello studente.

E il fatto di doversi laureare a tutti i costi in tempo che sennò sono soldi che volano dalla finestra, il voto finale che si abbassa ed altre cose che ci sentiamo o ci siamo sentiti dire molto spesso che rende ulteriormente più fragile l'emotività del/della ragazzo/a sotto torchio in quel momento.

E la DaD, per quanto necessaria al momento, complica ulteriormente le cose, in particolare se è un esame telematico dove può saltare la connessione a tradimento o può bastare distogliere lo sguardo per un nanosecondo dalla webcam per rendere nullo l'esame. Come accidenti dovrebbe reagire uno studente secondo voi?

Che poi, ci sarà sicuramente chi studia all'università e che avrà deriso la studentessa nel privato o sui social. Ma quanti strafalcioni di cui non sappiamo nulla avranno tirato ad un esame? E solo durante un esame? Sarò onesto, pure io ho la mia raccolta di sciocchezze dette ad in diversi esami, come quello di Biologia Marina dove alla prima domanda mi si chiedeva di descrivere le correnti marine del Mediterraneo. Per sbaglio ho preso una direzione che non era quella corretta e mi ha cacciato via senza pietà. O la figuraccia evitata all'esame di Ecofisiologia animale dove stato per dire che alcune specie di Hymenoptera (api, vespe e bombi per intenderci) avevano i peli (non è corretto per loro chiamarli così).  Avreste dovuto vedere poi gli scripts su R per l'esame di Progettazione ed Analisi di Monitoraggio. Il prof. non lo ammetterà mai, ma secondo me ha avuto gli incubi per come li ho scritti. Ci sarebbero poi le mie diverse interrogazioni alle superiori, ma potrei farci un libro visto il numero più che cospicuo. Che volete farci, non sono mai stato bravo a gestire l'ansia durante un esame.

In parte ci sono passato anche io in una situazione del genere. Solo in minima parte, dato che ho avuto la fortuna di dover dare solo un ultimo esame (vabbè, contiamo anche l'altro come esame, va...) per via telematica, così come anche la laurea. So che non è facile, so che è alienante, so che non è bello. Ed è per questo che mi sono sentito male a vedere una scena del genere. E spero vivamente che sia l'ultima volta che in rete circoli un video del genere (lo so, speranza vana), dato che è l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno ora in questo periodo.

Dopo le recenti vicissitudini avvenute a Capitol Hill (Washington D.C.) è più che evidente quali effetti possano avere la disinformazione in un contesto politico e sul comportamento sociale di una comunità. Ma come mai le "fake news", ovvero le notizie false, hanno così tanta presa sulle persone? Non su tutte, certo, ma un bel gruppo lo si raggiunge. Ha qualcosa a che vedere con il livello di istruzione? Purtroppo no, dato che anche qua in Italia persone laureate possono cascare nella trappola della disinformazione.

Per capire le meccaniche mi servirò di Star Trek, in particolare la serie Voyager per parlare del meccanismo su cui si basano i complotti, con protagonista la Borg Sette di Nove (alias Annika Hansen, interpretata da Jeri Ryan). Ma prima è bene spiegare quello che accade in questa serie e sarò il più breve possibile.

1 La Storia

Star Trek: Voyager si colloca in un periodo delicato della serie Star Trek: Deep Space 9, in una fase dove il governo di Cardassia accetta la pace con il governo di Bajor. Quest'ultimo era reduce dall'occupazione dei cardassiani non solo sul pianeta madre, ma anche su diversi pianeti dove troviamo alcune colonie bajoriane. Il trattato di pace prevedeva la concessione di alcuni di questi pianeti al governo cardassiano che ha richiesto la rilocazione di questi coloni (in pratica li voleva sbatterli fuori da casa loro). Molti coloni erano contrari alla cosa e nacque per questo un movimento di resistenza terroristica, i Maquis, i quali avevano prevalentemente i cardassiani nel loro mirino, ma non esitavano ad aprire il fuoco anche sulla Flotta Stellare della Federazione se questi provavano ad intervenire. Del resto, la Federazione fece da intermediario per questi negoziati di pace tra Cardassia e Bajor e dunque venivano visti come i responsabili di questo accordo assurdo, contando poi che la stessa Federazione si fece in parte carico della logistica e dell'attuazione del processo di rilocazione. Insomma, non erano visti tanto meglio dei cardassiani agli occhi dei Maquis, ma nemmeno agli occhi di alcuni membri stessi della Flotta Stellare, di cui alcuni ufficiali, che decisero di disertare per abbracciare la loro causa.

E in questo periodo inizia pertanto l'avventura della USS Voyager nella serie omonima: la nave spaziale capitanata da Kathryn Janeway (Kate Mulgrew) parte all'inseguimento di un gruppo di Maquis al comando di Chakotay (Robert Beltran), un ex-ufficiale della Flotta Stellare che ha abbracciato la causa terroristica. Durante lo scontro si ritrovano catapultati nel Quadrante Delta, nella parte opposta della Galassia, a circa 70.000 anni luce di distanza. Anche viaggiando alla massima velocità di curvatura, 9, avrebbero impiegato 75 anni per poter tornare a casa. Il responsabile fu il Custode, una entità morente in possesso di una strabiliante tecnologia alla ricerca di un individuo compatibile per poter continuare la sua genealogia. I due gruppi dovettero pertanto accordarsi nella tregua e formare un unico equipaggio, avente Chakotay come primo ufficiale sotto il comandi di Janeway. Durante il loro viaggio incontrano diverse volte i Borg e in una di queste riescono a separare dall'alveare Sette di Nove, una terrestre assimilata all'età di sette anni.

2 Sette di Nove

Senza non pochi problemi, Sette di Nove segue un processo di re-umanizzazione, se vogliamo definirlo così, che la portano dall'essere una Borg (Figura 1) ad una quasi donna terrestre (Figura 2).

Figura 1: Sette di Nove prima del suo recupero...
Figura 1: Sette di Nove prima del suo recupero...
Figura 2: ... e sempre Sette di Nove dopo il suo recupero.
Figura 2: ... e sempre Sette di Nove dopo il suo recupero.

Sebbene Sette di Nove sia ormai fuori dall'alveare, molte "abitudini" da Borg sono difficili da abbandonare e non solo per il fatto che lei è praticamente cresciuta da Borg, ma anche perché la sua fisiologia umana non è stata del tutto ripristinata e deve ancora fare uso della sua alcova da Borg (Figura 3) per "ricaricare le batterie". Maniaci dell'efficienza e alla ricerca dell'ordine totale dell'universo per eliminare il caos (attraverso l'assimilazione), i Borg le provano tutte pur di incrementare i loro rendimenti e Sette di Nove continua in questo processo nonostante non faccia più parte dell'alveare.

Figura 3 Sette di Nove durante il processo di rigenerazione nella sua alcova.
Figura 3 Sette di Nove durante il processo di rigenerazione nella sua alcova.

3 La cospirazione della Voyager

Il capitano Janeway le affidò il reparto di astrometria con il compito di trovare la rotta più breve per tornare sulla terra e per questo scopo deve analizzare tutti i dati registrati dalla USS Voyager. Per velocizzare il suo compito, nell'episodio 9 della Sesta Stagione, "Cospirazione sulla Voyager", Sette di Nove installa nella sua alcova un sottosistema di elaborazione corticale nella sua alcova per permetterle di assimilare più informazioni durante la fase di rigenerazione (in pratica mentre dorme). Con questo, nei primi tempi, Sette di Nove riesce ad individuare un problema nella nave prima che potesse causare un grave incidente: un piccolo nido di pulci fotoniche che si trovava nel compartimento dei relè. Sette di Nove aveva ricostruito una catena di eventi che hanno ipotizzato la presenza di questi organismi e l'aveva esposta prima a Tuvok, uno dei vulcaniani e ufficiale tattico della Voyager. Perfino lui trovò questa catena di eventi logica, sebbene speculativa. E' comunque tutto dire da parte di una specie dove i bambini vengono svezzati a pane e logica. Dopo aver convinto il capitano ad aprire il compartimento, si scopre che effettivamente c'era un nido di questi animali e dopo questo risultato il capitano non aveva motivi di togliere il sottosistema dall'alcova di Sette di Nove., curiosa anche di cosa avrebbe potuto offrire. E senza rendersi conto del pericolo che stava per arrivare di conseguenza.

Sette di Nove continua ad usare il sottosistema e dopo un certo punto inizia a comportarsi in modo strano. Dopo l'incontro con alcuni alieni ed una sorta di catapulta spaziale (Figura 4), una possibile scorciatoia per arrivare prima a casa, Sette di Nove scopre che quella stazione emette una radiazione epsilon, la stessa emanata dall'astronave del Custode. Sulla base di questo e di altri dati, Sette di Nove convince il capitano Janeway che potrebbe essere una trappola da parte della stessa specie del Custode. Del resto avevano già avuto a che fare con quella specie già due volte e la seconda aveva quasi distrutto la Voyager. L'idea di ripetere l'esperienza una terza volta spinge a diffidare di questi alieni, benché decida di continuare con loro la collaborazione tenendoli d'occhio e nel mentre Sette di Nove continua a ricavare tutte le informazioni a sostegno di questa sua tesi dagli archivi della Voyager.

Figura 4 La catapulta
Figura 4 La catapulta.

Dopo un altro ciclo di rigenerazione nell'alcova, e dunque dopo aver assimilato un'altra quantità enorme di dati nel sonno, Sette di Nove elabora un'altra sequenza di eventi che la portano a dubitare dell'integrità e del vero motivo per cui siano finiti tutti nel Quadrante Delta. Convocando con discrezione il primo ufficiale Chakotay, a lui racconta che Janeway aveva intenzionalmente portato la Voyager nel Quadrante Delta e che vorrebbe usare la catapulta spaziale per portare altre navi della Federazione e anche cardassiane con l'obiettivo di conquista del quadrante. A sostegno di questa tesi l'incontro il fatto che Janeway distrusse la nave del Custode per evitare di essere scoperti.  Seguirà poi un incontro con il capitano, ma questa volta ad essere sotto accusa è lo stesso Chakotay: lo stesso schema, rivisto in volata, porta ad un'altra conclusione che vede i Maquis i protagonisti, con l'intento di prendere possesso della catapulta per distruggere Cardassia e la Federazione.

Seguiranno altri incontri e, nel frattempo, i rapporti tra Jenaway e Chakotay si fanno più labili, dovuto alla sfiducia che le teorie esposte da Sette di Nove. Entrambi erano sopraffatti non solo dalla narrativa, ma anche dal numero di evidenze che Sette di Nove aveva esposto a supporto delle sue teorie. I due stavano per arrivare ai ferri corti, arrivando infine ad accusarsi a vicenda esponendo ciascuno la teoria esposta da Sette di Nove. Vedendo però come le due fossero in forte contraddizione, capirono che Sette di Nove non si stava comportando in maniera razionale e decisero di risalire alla radice del problema. Il Dottore scoprirà, infatti, che la quantità di informazioni che la Borg stava assimilando con il sottosistema era troppo per il suo cervello e, inevitabilmente, nel tentativo di dare un senso al caos che stava generando ha realizzato questi schemi. Infatti, Sette di Nove cambiava idea ad ogni ciclo di rigenerazione, fino ad arrivare al punto in cui lei ha iniziato a credere che la Voyager fosse finita nel Quadrante Delta per catturare un Borg da sezionare per scoprire possibili debolezze da usare contro la loro specie e dunque credeva che sarebbe finita sotto i ferri una volta raggiunta la terra.

4 La scienza delle cospirazioni

Quanto visto in questo episodio di Star Trek: Voyager lo troviamo benissimo anche nella nostra realtà e non solo nel processo di realizzazione della cospirazione, ma anche nella sua fase di accettazione.

Il cervello rimane tutt'ora il calcolatore più potente in circolazione e, dopo milioni di anni di evoluzione, rimane ancora imbattuto nonostante lo sviluppo di potenti supercomputers che continuano ad occupare moltissimo spazio. Per praticità e potenza di calcolo, ancora per ora il nostro cervello batte il computer. Ma questo non significa che sia una macchina perfetta: data la sua complessità, per contro, può essere soggetta più facilmente a cadere in errore e lo possiamo vedere oggi con quello che sta accadendo, come anche nell'episodio di Star Trek sopra riassunto.

Il nostro cervello è una macchina che deve creare un senso di tutto ciò che percepisce e recepisce, affinché possa semplificare la nostra rappresentazione del mondo per quello che è [1,3]. Questo non è utile solo per poter costruire una propria identità e dunque una coscienza di sé, ma anche per predire eventuali pericoli. Del resto, possediamo quello che viene detto l'istinto di preservazione e il cervello, attraverso modelli costruiti sulle diverse assunzioni derivate dalle informazioni che percepisce in diversi modi, cerca di predire il futuro con l'intento di evitare il potenziale pericolo che potrebbe giungere in futuro [2].

Questo sistema, come detto, non è perfetto e in certi momenti può capitare che prenda delle decisioni infelici al fine di giungere allo scopo prefissato del dare un senso a quello che ha percepito e percepisce. E questo può succede quando riceve troppe informazioni tutte in una volta. Come può accadere per un computer, nel momento in cui cerca di processare un carico eccessivo di informazioni: questo tende a utilizzare ogni risorsa disponibile, arrivando a saturare la capacità non solo della CPU (processore centrale), ma anche la stessa RAM e dunque inizierà a prendere memoria dal disco rigido, con il rischio di rallentare il processo se questo è troppo pieno o troppo datato (se invece di una SSD abbiamo un disco rigido). Ed anche avendo molta memoria, la CPU non è detto che riesca a seguire tutti i processi, con il rischio di surriscaldarsi con il rischio di danneggiarsi. Il cervello può subire la stessa cosa e, quando ciò avviene, subentra la condizione di Sovraccarico di Informazioni [4], qualcosa di simile al concetto di "infodemia" [5], il quale, però, potrebbe essere proprio il risultato della prima.

Quando entriamo in una condizione del genere, il cervello attua una strategia controintuitiva (e per certi aspetti controproducente): inizia a filtrare proattivamente le informazioni [6]. In pratica, come spesso facciamo con il cellulare, tendiamo ad ignorare alcuni elementi al fine di non essere sopraffatti dal numero enorme di stimoli, ad esempio silenziando le notifiche di alcune app. Con lo stesso principio, il cervello inizia a filtrare solo alcune informazioni, ignorando altre perché troppo complesse o forse perché considerate inutili ai fini di un qualche pregiudizio su una determinata questione e finisce con il generare una sequenza di eventi che giustifichi un grande disegno. Questo processo è stato ben rappresentato non solo con Sette di Nove, ma anche con Janeway e Chakotay: loro stessi vennero bombardati di informazioni, una serie di apparenti prove solide che si rivelano poi invece circostanziali. In pratica, è come se voi veniste accusati di una rapina in banca perché quando è avvenuto il fatto siete stati visti nelle immediate vicinanze, mentre magari vi trovavate lì per portare fuori il cane. E sempre con questo bombardamento di informazioni, il cervello smette anche di farsi domande sulle informazioni che riceve, accettandole incondizionatamente [7].

Questo problema non affligge per certo solo le persone che si sono fermate alla licenza media o al diploma di scuola superiore. Come detto, può benissimo colpire anche personale laureato, proprio come visto in questo episodio: Janeway e Chakotay non sono certo gli scemi del villaggio, anche perché l'Accademia della Federazione forma personale altamente qualificato nella multidisciplinarietà per poi passare all'iper-specializzazione. Per dire, Chakotay è specializzato in Antropologia, eppure sa lavorare anche con le componenti meccaniche ed informatiche. Allo stesso modo le persone che escono dall'università, con voti più o meno eccellenti, possono cascare in questo trabocchetto proprio perché l'informazione inizia ad essere eccessiva anche per un cervello apparentemente allenato ad acquisire molte informazioni in relativamente poco tempo.

Questo difetto del cervello è ben noto ad alcune persone che definiremo "complottisti", ma non tutti. Ci sono infatti "complottisti" che subiscono questo fenomeno e iniziano a divulgare quella che secondo loro è la "verità", come abbiamo potuto osservare con Sette di Nove. Quelli che però conoscono il trucco lo sfruttano abbondantemente e forse lo abbiamo osservato nella struttura del testo di un qualche articolo su un blog cospirazionista, molto spesso farcito di fatti, di cui alcuni falsi ed altri circostanziali, a sostegno della loro teoria. Quando una persona legge un articolo del genere, magari farcito anche con rimandi di altri articoli dello stesso o di altri blog, il suo cervello rischia di subire questo sovraccarico. Ed è soprattutto valido se si gioca sulle emozioni: Sette di Nove ha fatto leva sul passato nei Maquis quando ha esposto le sue teorie a Chakotay e, allo stesso modo, ha ricordato a Jenaway che loro avevano a che fare con un gruppo terroristico.

Il gioco sulle emozioni non deve necessariamente riguardare un fatto storico che coinvolge il lettore, ma può anche essere stimolato nei video cospirazionisti attraverso lo studio dei suoni: nel cinema si gioca anche su questo compartimento per suscitare una qualche emozione sullo spettatore, tra cui anche l'ansia e la paura con l'uso non solo di un cambio della velocità della narrativa del film o nella fotografia e ripresa, ma anche di musiche e suoni che fanno inquietare la persona che non sa cosa accadrà da lì a breve.

5 Il fine ultimo della cospirazione

Attraverso questi strumenti il cospirazionista ed anche il politico cercano di ottenere la ragione e dunque il consenso. Il primo per scopi molto variabili, mentre il secondo per i voti che vuole ricevere per raggiungere l'apice del potere. E attraverso l'uso di questi abbiamo visto non solo l'ascesa al potere di personaggi discutibili, ma anche la nascita di veri e propri movimenti paralleli a sostegno di queste teorie. Non solo scie chimiche, no-vax e no-mask, ma anche gli stessi QAnon di cui si parla sempre meno (a mio avviso), un gruppo o setta che racchiude appunto tutto quello di cui abbiamo parlato in questo articolo e che porta avanti un numero alto di teorie cospirazioniste, una più bislacca dell'altra. Ma se questo movimento viene spinto da "buone intenzioni", non si può dire lo stesso di "chi gliele fornisce": QAnon e compagnia bella ha come base appunto l'istinto di preservazione, accentuato soprattutto se tra questi ci sono genitori preoccupati per i loro figli. Peccato però che le loro paure e preoccupazioni vengano indirizzate verso la parte sbagliata proprio da coloro che vogliono avere dei vantaggi dalla situazione. E quando si è in difficoltà si è anche più propensi a cascarci dentro con tutte le scarpe, anche se hai una o due lauree, un dottorato o un premio Nobel: quando si è stufi di una certa situazione viene quasi naturale preferire certi tipi di narrativa rispetto ad altre più oggettive, ma che non giustificano la frustrazione della persona coinvolta. In pratica, è come la questione dell'attuale pandemia: c'è chi si lamenta del fatto che hanno vietato le autopsie e condivide articoli che dicono questa cosa, quando poi altri riportano tutt'altra cosa, ma vengono ignorati perché secondo loro non rappresentano la realtà dei fatto [8].

Purtroppo non è facile non cascarci e un può capitare a tutti. L'unica sarebbe quella di procedere sempre con la mente fredda e con i piedi di piombo ed analizzando tutto il contenuto un articolo (ed ogni elemento riportato singolarmente). Ma, ahimé, per quella che è la nostra natura, non sono condizioni sempre ottenibili per tutti.

[1] The under-appreciated drive for sense-making (Chater&Loewenstein, 2016): https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0167268115002838

[2] How does your brain make sense of 'the bigger picture?': https://www.medicalnewstoday.com/articles/324638#Anticipating-consequences

[3] How brains make sense of the visual world (Conney E.): https://www.sciencedaily.com/releases/2015/07/150701123348.htm

[4] Information overload: https://en.wikipedia.org/wiki/Information_overload

[5] Infodemia secondo la Treccani: https://www.treccani.it/vocabolario/infodemia_%28Neologismi%29/

[6] The Ways Your Brain Manages Overload, and How to Improve Them: https://hbr.org/2017/06/the-ways-your-brain-manages-overload-and-how-to-improve-them

[7] Know Your Limits, Your Brain Can Only Take So Much: https://www.entrepreneur.com/article/230925

[8] https://facta.news/notizia-falsa/2020/05/12/non-e-vero-che-una-circolare-del-ministero-della-salute-vieta-le-autopsie-sui-morti-di-covid-19/

Non pensavo di rientrare sul mio blog personale per scrivere questo articolo di debunking. Fa strano, soprattutto se, dopo anni, rimetto piedi in questa piattaforma. E soprattutto se ci rimetto piede proprio verso la fine dell'anno peggiore di questo millennio. Ma andiamo al sodo.

Su facebook circola un video dove mostrerebbero l'applicazione di un finto vaccino utilizzando una finta siringa, di quelle retrattili per fare scena. A dimostrarlo sono le stesse immagini del video della Mayo Clinic dove viene vaccinato il primo loro dipendente. Il video originale è il seguente:

Mentre, il video che gira su facebook, è il seguente:

A parte il tocco di classe dato dalla musichetta di Benny Hill che ci sta come i cavoli a merenda, possiamo già dire che questo video è il trionfo dell'ignoranza, della malafede, del raggiro e della disinformazione. Per capirlo, lo analizzeremo nei frame principali:

Vediamo l'operatore inserire la siringa al braccio della donna.
Vediamo l'operatore inserire la siringa al braccio della donna.
In questa immagine è ancora visibile la siringa.
In questa immagine è ancora visibile la siringa.
Possiamo notare come la pelle stia venendo tirata dalla siringa che ha iniziato a penetrare nel muscolo.
Possiamo notare come la pelle stia venendo tirata dalla siringa che ha iniziato a penetrare nel muscolo.
Ohibò! Non c'è più la siringa! Che barbatrucco è mai questo?
Ohibò! Non c'è più la siringa! Che barbatrucco è mai questo?
La prima parte scritta che fa intendere al pubblico che si tratti di una messa in scena.
La prima parte scritta che fa intendere al pubblico che si tratti di una messa in scena.

Nell'immagine 4 è palese notare che manchi la siringa. Nel video, però, era presente dagli inizi e lo si può notare bene nelle immagini dalla 1 alla 3. L'autore del video ritiene che si tratti per questo di aghi finti, di quelli retrattili usati per le serie tv o film che prevedono scene all'interno di un ospedale, come questo che vi linko qua. Tra le altre cose, nel frame 5 rimarca ancora l'idea che questa pandemia sia tutta una invenzione.

Tuttavia, quello che viene usato è effettivamente una siringa con ago retrattile, ma non come quello usato nelle serie tv o film. Si tratta di una tecnologia che prevede il ritiro dell'ago in modo istantaneo per evitare problemi durante la fase di ritiro e si basa sull'uso di una molla sotto pressione. Il video seguente mostra il principio di funzionamento.

Nel video originale della Mayo Clinic è possibile infatti vedere il momento in cui l'operatore aziona il meccanismo di ritiro, tra i 0:18 e i 0:20 secondi. C'è un momento in cui il pistone non è completamente a fondo e a 0:19 un'ultima spinta decisa fa scattare la molla che ritrae l'ago in tutta sicurezza. E questa scena è perfettamente visibile pure nel video che gira su facebook.

Quindi, per citare un amico, "piantatela di condividere c*****e!"

Circolano nella rete diversi video in cui delle persone, sulla linea dell'Equatore, ti dimostrano come il mulinello d'acqua giri in senso orario o antiorario a seconda della nostra posizione rispetto a tale linea. Il video che mi ha ispirato per questo articolo è questo:

Spesso e volentieri, queste persone, sotto una piccola donazione, fanno vedere ai turisti come cambia il senso di rotazione, portandoli da una parte all'altra.

Ma... Cosa c'è di sbagliato in tutto ciò?

La Forza di Coriolis

Sarebbe opportuno spiegare come si deve il fenomeno che verrebbe sfruttato da questi teatranti di strada. Per approfondimenti vi rimando al video del collega de La Fisica che non ti aspetti, ma vediamo di spiegarlo brevemente.

La Forza di Coriolis è un fenomeno assai bizzarro che consiste nel "deviare" la direzione di un determinato oggetto in movimento in base alla direzione presa:

In sostanza, l'oggetto in movimento (la palla) sembra deviare il suo percorso per il ragazzo con la camicia azzurra. Ma è solo questione di prospettiva, poiché anche lui si sta muovendo, ma in senso laterale. La gif successiva spiega meglio quello che sto dicendo, su scala planetaria:

Dal sito del dipartimento di Fisica dell'Università dell'Oregon.

 

Come si evince sempre dalla medesima gif, questo fenomeno è visibile (comunque via satellite) solo per le grandi masse e nelle lunghe distanze. Un cantino d'acqua non è sufficiente per poter ricreare ed osservare il fenomeno, nonostante quanto osservato nell'episodio dei Simpsons "Bart vs Australia" (Ep. 119) con il lavandino e lo sciacquone del gabinetto.

Resta di stucco, è un barbatrucco.

Allora, se nella larga scala c'è, ma non nella piccola, come mai vediamo queste persone riuscire nell'intento? Beh, qui entra in gioco un pizzico di furbizia e, se vogliamo, di ingegno per ottenere il risultato sperato.

Al Nord abbiamo il senso orario.
Al Nord abbiamo il senso orario.
Antiorario al Sud
Antiorario al Sud

La persona, furbescamente, versa l'acqua in modo che si formino subito dei flussi nel senso desiderato: nella prima immagine la versa alla sua sinistra (la nostra destra), in modo da ottenere il senso orario nell'emisfero Nord, mentre nella seconda immagine tende a versarlo alla sua destra (la nostra sinistra) per ottenere il senso antiorario all'emisfero Sud. Così facendo, quando toglie il tappo, l'acqua defluirà mantenendo il moto imposto.

Eppure la blocca nel video, mi direte. Ebbene, ho una risposta anche a questo:

Prima...
Prima...
... e dopo.
... e dopo.

L'acqua non si ferma immediatamente quando la persona mette quell'ostacolo in mezzo all'imbuto. Così facendo, semplicemente, divide l'unico corpo d'acqua in movimento in due corpi idrici separati, che mantengono comunque il senso di rotazione iniziale. Quando poi l'ostacolo viene rimosso, i due corpi si ricongiungono con lo stesso senso.

All'Equatore, poi, la persona ha la cura di versare l'acqua nel modo più omogeneo e centrato possibile, per ridurre il più possibile eventuali turbolenze e moti nella direzione indesiderata, in modo che l'acqua scorra senza creare mulinelli.

Del resto, anche voi potreste ottenere mulinelli in senso antiorario nel nostro emisfero (o in senso orario in quello Sud) nel lavandino di casa vostra. Questo perché dipende da:

  1. Direzione del getto del rubinetto
  2. Conformazione del lavandino/catino/bacinella
  3. Inclinazione del lavandino/catino/bacinella

anteprima

Nelle ultime 24 ore (o poco più) è saltata fuori nel gruppo antivaccini una notizia che ha effettivamente dell'incredibile: Trump avrebbe ordinato un raid dell'FBI alla sede centrale della CDC (Centres for Disease Control and Prevention). Il motivo? Sequestro di documenti e PC per la revisione dei dati sui vaccini.

raid1
Inutile dire di chi si tratta, vi basti sapere che gestisce un sito dove sostiene di essere un praticante di medicina naturale e sostiene che i germi non sono la causa delle malattie, ma loro conseguenze. Povero Pasteur, si starà rivoltando nella tomba.

Una notizia di forte impatto, senza alcun dubbio. Ma che cosa c'è dietro a questa storia (di cui non se ne parla ancora in Italia da nessuna parte, se non in quel gruppo)?

Sorgenti alternative

Come (troppo) spesso accade, alcuni vaneggiamenti non sono nemmeno farina del loro sacco, ma dipendono dai siti esteri ove scrivono tutte le congetture di questo mondo e quell'altro (che a raccoglierle tutte molte entrano in conflitto tra loro). Incluso YouTube (ahimè).

Qua il link al video.
Qua il link al video.

Il video in questione di William Mount (che ricollega il cancro alle scie chimiche!) prova a rielaborare la fonte originale della notizia, ovvero WhatDoesItMean.com, ma nel contesto del video editing si limita solo a riprendere il monitor, a leggere quanto ha scritto su Word e basta.

La notizia inizia con questa parte:

A stunning Foreign Intelligence Service (SVR) report circulating in the Kremlin today states that just hours after President Donald Trump and Federal Bureau of Investigation (FBI) Director James Comey “warmly embraced” in the White House yesterday, FBI agents conducted a massive early morning raid on the headquarters of the Centers for Disease Control and Prevention (CDC) based in Atlanta, Georgia, accompanied by Doctor-Scientist William Thompson—who is one of the most feared government whistleblowers in the United States for his exposing the vaccine-to-autism link cover-up.

In sostanza, il servizio di Intelligence sui servizi esteri della Russia (SVR, Sluzhba vneshney razvedki) avrebbe saputo di un Raid dell'FBI nella sede della CDC in Atlanta, ordinato niente meno che dal neo-insediato Presidente Donald Trump.

L'articolo prosegue, asserendo che, nel rapporto, due settimane prima Trump avrebbe suggerito di mettere Robert Kennedy Jr. a capo di una commissione sulla sicurezza dei vaccini (questo è vero ed è stato riportato dai media). Il soggetto in questione aveva mosso in passato questioni legate al Mercurio nei vaccini e al Thimerosal con la solita solfa: le industrie, i soldoni e la non sicurezza dei bambini.

L'articolo prosegue, sostenendo che, sempre in questo famoso "rapporto fantasma", Trump avrebbe chiesto a Sally Yates di occupare la carica di Procuratore generale. Fin qui c'è del vero, ma sul fatto che sia tornata dopo ad Atlanta per istituire una Gran Giuria.

Prosegue così, concludendo con un "In fondo l'aveva detto che avrebbe messo mano sulla faccenda!" (riassunto all'osso), con tanto di Tweet in cui dà il meglio di sé sull'argomento.

Media biricchini

Riprendo lo status del simpatico burlone, dove conclude, prima della Lode a Trump, con un classico della fuffologia: "i media italiani non ne hanno parlato! VERGOGNA!"

Certo, ne son successe e ne succedono di cose interessanti nel mondo e che i media nostrani non riportano (e spesso, quando lo fanno, lo fanno nel modo sbagliato). Il problema della vicenda è che non viene riportata nemmeno nei media locali statunitensi: ABC, NBC, Fox News... nessuno ha mai riportato una simile vicenda. E se si fosse trattato di un raid, per certo non avrebbero potuto farlo tanto in sordina, nemmeno alle 3 del mattino.

Quando ci fu l'operazione Neptune Spear, operazione per l'abbattimento di Osama Bin Laden, gli ufficiali dell'operazione si riunirono il Primo Maggio alle ore 1:22 P.M. per dare inizio all'operazione (alle 3:00 P.M. si unì anche Obama nella stessa sala per monitorare l'operazione). Al termine, ci fu una prima fuga di notizie che portarono i social in fermento, dalle ore 9:45 P.M., contenenti indiscrezioni sull'operazione appena eseguita. Alle 11:35 P.M. Obama, in diretta, annuncerà la morte di Bin Laden.

Ora, se una operazione del genere, con non poche conseguenze nel mondo (tra cui una rinnovata fiducia verso Obama da parte degli elettori e sostenitori in festa per l'esito positivo dell'operazione), ha avuto una notizia ufficiale, con tanto di diretta di Obama nel giro della stessa mezza giornata, com'è possibile che un raid dell'FBI alla CDC ordinato da Trump non abbia avuto il suo spazio nei telegiornali americani nel giro di due giorni?

Nemmeno Trump, che ha più volte promesso in campagna di fare qualcosa in merito alla situazione sui vaccini, ha riportato la vicenda, nemmeno con uno dei suoi Tweet. Perché mai? Questo dovrebbe ulteriormente saldare il legame con gli antivax locali (e del mondo).

Il motivo è semplice: non è mai avvenuto un simile evento.

Unica a riportare questa notizia (William Mount prende solo la palla al balzo) è Rosha Faal, la cui pagina su Rational Wiki non è poi così lusinghiera. Oltre ad una feroce critica sul layout del sito (mi associo), viene descritto il modus operandi dell'inserzionista: riciclaggio di notizie vere, datate, per poterci ricamare le storie più assurde.

E, nel frattempo, iniziano a storpiare il titolo per racimolare visite.

Freebooting Diabolico...
Freebooting Diabolico...

anteprima

In data odierna, 23 novembre 2016, escono i nuovi capitoli della saga video ludica dei Pokémon, ovvero Sole e Luna. Una delle nuove variazioni apportate al brand, a parte le Mosse Z e la modalità Battle Royale, è la presenza di nuove forme di Pokémon già conosciuti. Attenzione, non si parla di Pokémon nuovi in senso stretto, ma varianti di alcuni esemplari della prima generazione: la forma di Alola.

Alola e la speciazione

I Pokémon della prima generazione instauratosi ad Alola hanno subito col tempo un progressivo cambiamento che ha portato queste creature non solo ad assumere un aspetto diverso, ma anche a variare la loro tipologia (es. Meowth da tipo Normale è diventato di tipo Buio nella forma di Alola).

Nel video ho indicato come causa determinante (a parte il marketing) un fenomeno opposto all’estinzione, ovvero sia la speciazione. Questo fenomeno è in sostanza l’insieme dei processi che portano alla formazione di nuove specie da una forma preesistente, in opposizione dunque al concetto di estinzione. Ho preferito sorvolare sui meccanismi con cui avviene la speciazione perché altrimenti sarebbe durato 8 ore o giù di lì.

In pratica, parliamo di evoluzione, un concetto che assume differenti significati in base al contesto, ma non per questo dissimili tra loro. Parlando però dell’evoluzione biologica delle creature, quella mostrata nel mondo dei Pokémon è fuorviante: in questo, difatti, è un processo quasi istantaneo di passaggio tra una forma “inferiore” ad una “superiore” (nel gioco, infatti, l’evoluzione porta ad incrementi delle statistiche elevati), mentre in un contesto reale l’evoluzione porta a cambiamenti delle specie per renderli più adattabili all’ambiente e alle sue caratteristiche ecologiche/geografiche, senza necessariamente avendo aumenti in termini di prestazione. Per quanto riguarda queste creature, dunque, è più verosimile parlare di passaggi di stadi di sviluppo da una forma giovane (base) fino alla fase adulta (evoluzione ultima).

Meccanismi

Tolto il sassolino dalla scarpa, ci apprestiamo a spendere qualche parolina in merito ai meccanismi che portano alla speciazione. Sarà una toccata e fuga, è giusto per dare una infarinatura senza troppe pretese, per un approfondimento vi consiglio di recarvi verso la biblioteca della vostra città e consultare testi appositi che parlano di Evoluzione e Biodiversità. Nel video ho riassunto il tutto esponendo quelli che sono i modelli più accreditati (o che lo erano quando ho dato l’esame di Biodiversità all’Università) di Specie Geografica e Specie Ecologica, rimanendo col dubbio su quale dei due potessimo attribuire alle forme di Alola. Dubbio che non verrà dipanato in questo articolo, poiché dubito che lo sapremmo mai con assoluta certezza dato che entrambe possono prevedere variazioni morfologiche più o meno marcate (visto anche il format del brand, direi che il mistero può anche persistere).

Possiamo però fare delle ipotesi, al limite della speculazione, sul meccanismo che ha portato a questa differenziazione. Esistono due modalità principali che sono la Divergenza adattativa e la Speciazione improvvisa: la seconda avviene perlopiù nel mondo dei vegetali, perciò eviteremo di approfondire e mi limiterò a dire che riguarda un cambiamento improvviso nel numero dei gameti dell’individuo (poliploidia) e ci concentreremo sulla prima, divisa in 4 categorie.

  1. Allopatrica: quando la popolazione originale si divide per formazione di una barriera geografica, separando le due popolazioni dal punto di vista riproduttivo. Abbiamo dunque due specie che interrompono i flussi riproduttivi tra di loro, formando una nuova specie o due nuove. Le specie geografiche rientrano in questa categoria.
  2. Parapatrica: quando dalla popolazione originale si separa una sottopopolazione che si distanzia geograficamente, ma non in maniera marcata. In pratica, il nuovo areale occupato coincide con i bordi del precedente. Le specie possono diventare incompatibili e non dare prole ibrida in funzione di barriere geografiche, barriere ecologiche o barriere post-copula (in pratica, l’ibrido non è fecondo, come avviene nel mulo e nel bardotto).
  3. Peripatrica: coincide con il fenomeno dell’effetto fondatore descritto nel video: una sottopopolazione si distanzia dalla popolazione di origine, insediandosi in un nuovo areale ai margini del precedente (es: colonizzando un’isola in prossimità della zona costiera dove viveva la specie di origine). Ovviamente, la sottopopolazione deve avere un numero molto ridotto di individui, altrimenti potrebbe avere la stessa frequenza allelica della popolazione di origine e portare alla formazione di una “semplice” espansione territoriale.
  4. Simpatrica: questo fenomeno consiste nella speciazione di una sottopopolazione all’interno dell’areale della popolazione di origine. Si verifica quando, nel corso del tempo, avvengono fenomeni di polimorfismo tali da separare riproduttivamente le stesse, pur condividendo lo stesso areale (però in una nicchia). La separazione può avvenire per la formazione di barriere post-copula o per incompatibilità genetica, ma anche per semplice cambio comportamentale (come il cambiamento del periodo di produzione: ad esempio, una in primavera, l’altra in estate).
Immagine incorporata da Wikipedia, voce Speciazione

Criticità

Da quanto abbiamo potuto osservare, in questo articolo, ma anche in base a quanto espresso nel video, si potrebbe senza alcun dubbio asserire che i Pokémon con forma di Alola possano aver avuto origine per effetto del Fondatore e dunque per Divergenza Peripatrica.

In realtà, le cose si complicano se consideriamo che:

  • In primis, quest’opera è di fantasia e come tale possiamo anche sbizzarrirci quanto vogliamo, tanto una risposta non l’avremmo mai se non dalle dichiarazioni ufficiali degli autori.
  • In secundis, se dobbiamo sottostare alle conoscenze più aggiornate che hanno gli scienziati di quel mondo, la situazione è ancora in mare aperto.

Infatti, benché ci siano numerosi ricercatori Pokémon, in pratica l’equivalente dei nostri naturalisti e biologi, la cosa non è ancora del tutto certa. Ci sono un sacco di teorie che singolarmente contemplano, ma su cui non possono ancora dichiarare l’autorevolezza, speculandoci a loro volta per mantenere l’alone di mistero sul brand che tanto ci intriga (chi propone un’origine spaziale al pari dei teorici delle civiltà aliene, chi parla addirittura di un creazionismo che racchiude un sacco di miti e religioni, sia pre che post Abramo). Inoltre è lecito chiedersi come mai solo ad Alola abbiamo un cambio morfologico così netto, mentre in altre regioni del mondo Pokémon o non ci sono proprio, o riprendono le stesse sembianze della prima generazione senza nemmeno la minima variazione in presenza comunque di variazioni ambientali (eccezion fatta per la rara forma Shiny, che però potrebbe avere la stessa frequenza di fenomeni come l’albinismo e riguarda il singolo individuo e non la popolazione nel suo insieme).

Concludendo, niente ci impedisce di divertirci ad attribuire i fenomeni della realtà a questo vasto e bizzarro mondo, ma se contate di trovare una risposta significativa, beh, temo che gli autori non la diranno prima di un certo tempo (se non mai).